martedì 26 settembre 2017

Una scuola che educa alla solidarietà

Assemblea di studenti di un Istituto Superiore
Ho sempre messo in crisi la mia esperienza di educatore quando mi sono accorto che essa non produceva nei ragazzi un'apertura verso l'altro. Ho buttato all'aria il solito programma, ne abbiamo parlato insieme, ho poi proposto una riflessione comune, un lavoro a casa da realizzare in piccoli gruppi, facendo capire loro che c'è una diversità tra persona e persona e che le valutazioni che il docente è chiamato a fare non vanno confrontate tra loro e che nella formazione non deve esserci competitività.
Solo quando gli studenti hanno cominciato a vivere così, ho visto scoparire in loro certe forti tensioni che producevano fratture e continui litigi e l'io ha cominciato a trovare la sua vera dimensione.


da Pasquale Lubrano, la formazione dell'uomo al valore della solidarietà, Atti del Convegno: In dialogo per la solidarietà" Città Noova 1999

martedì 19 settembre 2017

L'infanzia determina il nostro futuro

Il regista Andrej Tarkovskij
“La felicità è legata alla mia infanzia. Ricordo gli anni in cui vissi con la mamma in una fattoria vicino a Mosca, un periodo di intensa felicità, ero un bambino. Abitavamo nel bosco, sentivo la natura, ero completamente felice. In seguito non ho sentito più niente di simile. Allora si fissarono le impressioni che hanno preso corpo in me molto più tardi. L’infanzia determina tutto il nostro futuro, specialmente se il futuro sarà legato all’attività creativa.”

Andrej Tarkovskij

domenica 17 settembre 2017

Maria Montessori: La libertà del bambino

Bambini in libertà  disegnano all'aperto


La libertà del bambino deve avere come limite l’interesse collettivo: come forma ciò che noi chiamiamo educazione delle maniere e degli atti. Dobbiamo quindi impedire al fanciullo tutto quanto può offendere o nuocere agli altri, o quanto ha significato di atto indecoroso e sgarbato. Ma tutto il resto, ogni manifestazione avente uno scopo utile, qualunque essa sia e sotto qualsiasi forma esplicata, deve essergli non solo permessa, ma deve venire osservata dal maestro…Stimolare la vita, lasciandola però libera di svolgersi, ecco il compito primitivo dell’educatore. E in tale compito delicato una grande arte deve suggerire il momento, e limitare l’intervento, affinché non perturbi e non devii, anziché aiutare l’anima che nasce alla vita e che vivrà di forze proprie.  

Maria Montessori

da Maria Montessori, Educazione alla libertà, a cura di M. Luisa Leccese Pinna Edizioni Laterna 1986, p. XXIII

giovedì 14 settembre 2017

Il dolore e la vita


     

        
 “Rinunciare a se stessi e assumere il dolore

     Non possiamo negarlo: ognuno ha la sua croce. Il dolore, nelle sue differenti manifestazioni, fa parte della vita umana, benché ci risulti incomprensibile e contrario al desiderio di felicità. Tuttavia, possiamo scoprire in esso una luce inattesa.  Così come succede a volte quando, entrando in alcune chiese, avvertiamo delle meravigliose e luminose vetrate che dall’esterno sembravano buie e prive di bellezza.

     Ci viene chiesto un completo cambiamento nella nostra scala di valori, di spostarci dal centro e di rifiutare la logica della ricerca di un interesse personale.  Dobbiamo fare più attenzione alle esigenze degli altri che alle nostre; utilizzare le nostre energie per far felici gli altri, senza perdere l’occasione di confortare e dare speranza a coloro che incontriamo. Da questa liberazione dall’egoismo può iniziare in noi una crescita in umanità, una conquista della libertà che dia pienezza alla nostra personalità.

     E  questo anche quando tante volte veniamo messi alla prova a causa di piccole o grandi incomprensioni nell’ambiente sociale in cui viviamo.  Ma non siamo soli e dobbiamo continuare a giocare la nostra vita per l’ideale più ardito: la fraternità universale, la civiltà dell’amore.

     Questa radicalità nell’amore è un’esigenza profonda del cuore umano, così come testimoniano pure tante personalità che hanno seguito in profondità la voce della coscienza.  Scrive Gandhi: “Se qualcuno mi uccidesse e io morissi con una preghiera sulle mie labbra per il mio assassino, e il ricordo di Dio e la coscienza della sua viva presenza nel santuario del mio cuore, solo allora si potrebbe dire che posseggo la non violenza dei forti”.

     Chiara Lubich trovò nel misterio del dolore amato il rimedio per sanare ogni ferita personale ed ogni disunità fra le persone, gruppi e popoli.  Nel maggio 2007, in occasione del convegno Insieme per l’Europa nella città di Stoccarda, scrisse: “…Anche noi possiamo andare al di là del dolore e superare la prova… E se nel momento dopo ci lanciamo ad amare i fratelli…, sperimentiamo che il dolore si trasforma in gioia.  I nostri gruppi possono conoscere piccole o grandi divisioni: anche lì possiamo superare il dolore in noi per ricomporre la fraternità.  La cultura della comunione ha come strada e modello il dolore amato”.



“Renunciar a sí mismo y cargar con el dolor”



     No podemos negarlo: cada uno tiene su cruz. El dolor, en sus diferentes manifestaciones, forma parte de la vida humana, aunque nos resulte incomprensible y contrario al deseo de felicidad. Sin embargo, podemos descubrir allí una luz inesperada. Tal como sucede a veces cuando, al entrar en algunas iglesias, advertimos maravillosos y luminosos vitraux que desde el exterior parecían oscuros y carentes de belleza.

     Se nos pide un completo cambio en la escala de valores, desplazándonos del centro y rechazando la lógica de la búsqueda de un interés personal. Prestarle más atención a las exigencias de los demás, antes que a las propias; emplear nuestras energías para hacer felices a los otros, sin perder ocasión de confortar y dar esperanza a quienes encontramos. Con este camino de liberación del egoísmo puede comenzar para nosotros un crecimiento en humanidad, una conquista de la libertad que realice plenamente nuestra personalidad.

     Y esto incluso cuando tantas veces se nos pone a prueba por pequeñas o grandes incomprensiones del ambiente social en el que vivimos. Pero no estamos solos y tenemos que seguir jugando la vida por el ideal más audaz: la fraternidad universal, la civilización del amor.

     Esta radicalidad en el amor es una exigencia profunda del corazón humano, tal como dan testimonio también tantas personalidades que siguieron en profundidad la voz de la conciencia. Escribe Gandhi: “Si alguien me matara y yo muriera con una oración en los labios por mi asesino, y el recuerdo de Dios y la conciencia de su viva presencia en el santuario de mi corazón, sólo entonces podría decirse que poseo la no violencia de los fuertes”.

     Chiara Lubich encontró en el misterio del dolor amado el remedio para sanar toda herida personal y toda desunidad entre personas, grupos y pueblos. En mayo de 2007, en ocasión de una manifestación de Movimientos y Comunidades en Stuttgart, escribió: “…También nosotros, podemos ir más allá del dolor y superar la prueba… Y si en el momento siguiente nos lanzamos a amar a los hermanos…, experimentaremos que el dolor se transforma en alegría. Nuestros grupos pueden conocer pequeñas o grandes divisiones: también allí podemos superar el dolor en nosotros para recomponer la fraternidad. La cultura de la comunión tiene como camino y modelo el dolor amado”.

Claudie Larrique    
   

mercoledì 13 settembre 2017

NOSTALGIA. ABBANDONARSI AL PROPRIO VISSUTO


 
Opera di Giuseppe Santomaso (1907-1990)
«La nostalgia è un luogo mobile che appare e scompare sulle carte della fantasia ma sta ben saldo
nel cuore di ognuno di noi» (J. Saramago).

  Composta da “nóstos ” (ritorno) e “algos” (dolore, sofferenza), la nostalgia esprime il “dolore del ritorno” o meglio la sofferenza provocata dal desiderio di rivivere emozioni e/o esperienze passate.
Con questa parola - entrata nel vocabolario nel XVII secolo - il medico svizzero J. Hoferr (1662–1752) descrive la patologia diffusa tra i soldati che, costretti ad arruolarsi, accusavano il “sintomo”della mancanza della ’propria’ casa.
Nel tempo il sintomo si è trasformato in un sentimento, ma  èrimasto intatto e presente nel cuore dei migranti che lasciano casa, famiglia, patria e terra per una
prospettiva di vita meno precaria e senza guerra. È presente e viva, la nostalgia, anche nel cuore di
tanti, giovani e meno giovani, costretti a lasciare la propria ‘casa’ alla ricerca di lavoro. La nostalgia
è quindi legata per lo più alla perdita di un passato che presumibilmente non potrà più fare ritorno.
Ossessionati dal voler trasmettere un’immagine sempre positiva di noi, tendiamo a tacitare quella
parte di noi che potrebbe farci apparire nostalgici e quindi … fragili. Eppure «Le persone
nostalgiche sono in realtà le più forti, perché capaci di rimettere insieme i pezzi del passato e fare
della vita un percorso compatto». Scrive così il prof. Constantine Sedikides, direttore del Centro di
ricerca sull’identità personale dell’Università di Southampton.
A dispetto quindi del suo significato originario, la nostalgia è di fatto il sentimento che caratterizza
le persone che non temono di volgere lo sguardo al passato, a un incontro, a una vecchia fotografia,
alla scena di un film, a una panchina, a un’alba. È il sentimento che caratterizza le persone che non
hanno paura di ascoltare una canzone e una voce né di percepire odori e sensazioni apparentemente
perduti. Il vero “nostalgico” vive fondamentalmente convinto che «Quando ti viene nostalgia non è
mancanza. È presenza di persone, luoghi, emozioni che tornano a trovarti» (E. De Luca). Il vero
nostalgico – non il melanconico - sa apprezzare il ’non-ancora’ di ciò che c’è già stato e si è già
vissuto. Lo ritiene infatti ancora capace di consegnarci emozioni, promessa che chiede del tempo
per essere mantenuta, luce che può continuare ad avvolgere il nostro quotidiano, gusto da
assaporare ancora una volta.
Per questo, la nostalgia non è tristezza e non è felicità. È invece ciò di cui siamo impastati: realtà vissute ed esperienze solo desiderate, lacrime versate e sorrisi che hanno colorato il nostro volto, dolore provato e bellezza desiderata. Vivere la nostalgia vuol dire abbandonarsi alla vita già vissuta, che con tutto il suo carico di esperienze e di emozioni fa intravedere chi siamo e chi possiamo ancora essere. La nostalgia può renderci tristi per un istante ma, immediatamente dopo, a qualsiasi età, può proiettarci in orizzonti nuovi, ancora palpitanti di vita e carichi di speranze

Nunzio Galatino


da Nunzio Galatino, Nostalgia. ABBANDONARSI AL PROPRIO VISSUTO, il Sole 24 ore 20 agosto 2017

lunedì 4 settembre 2017

Come accogliere gli immigrati

Riccardo Muti
Vivo le tensioni che attraversano il mondo con profonda inquietudine perché vedo che i problemi che quotidianamente ci interrogano non si risolvono o non si vogliono risolvere.
Quello che abbiamo di fronte è un mondo multiculturale, lo sappiamo. Le storie drammatiche di chi bussa alla nostra porta impongono accoglienza e braccia aperte.
Ritengo poi che sia importante che chi arriva possa intraprendere  un percorso di integrazione non solo economico e sociale, ma anche culturale perché l’ultima cosa che vorrei è che nel nome della multiculturalità si arrivi ad una distruzione della nostra storia millenaria e della nostra identità culturale. Sulla porta di Capua c’erano tre busti, quello di Federico II e quelli dei suoi consiglieri, Taddeo Da Sessa e Pier delle Vigne. Sotto quest’ultimo c’era incisa una frase: “Intrent securi qui quaerunt vivere puri”. Entrino pure con sicurezza, tranquillamente, tutti coloro che intendono vivere onestamente. Penso sia ancora di grande attualità. 
Riccardo Muti

da Pierachille Dolfini, Muti la musica giovane, Avvenire 16 luglio 2017



mercoledì 30 agosto 2017

Tarkovskij: Dove la felicità?

Andrej Tarkovskij (1932-1986)
“Perché esploriamo lo spazio, quando non sappiamo quasi niente di noi stessi? Certo questi sono i risultati del progresso, ma li possiamo intendere in diversi modi; è difficile dire se il progresso sia un bene o un male. Possiamo soltanto constatare che il progresso storico ha portato a un tremendo conflitto tra lo sviluppo spirituale dell’uomo e le sue conquiste materiali. Il nostro tempo ha un carattere drammatico proprio per questa scissione tra lo spirituale e il materiale, direi anzi un carattere tragico, visto che siamo sull’orlo della distruzione atomica…Galileo e Einstein in qualcosa si sbagliavano, visto che la conoscenza della vita non aggiunge nulla alla nostra felicità…

Andrej Tarkovskij

 (da un intervista di Antonella Baglivo al regista russo del 1984)


martedì 29 agosto 2017

Montessori: Quando un bambino crea disordine in classe



Se il fanciullo dimostra una volontà di disordine, la maestra lo impedirà seccamente e con energica esortazione, non in modo che ciò sia un castigo al chiasso o al disordine, ma una autorevole preminenza della maestra sul bambino. L’autorità diventa in tal caso “il sostegno” necessario al bambino che, trovandosi nel disordine per momentaneo squilibrio, ha bisogno di una forza a cui attaccarsi; come chi avesse inciampato, ha bisogno di sorreggersi a qualche cosa per rimanere in piedi.

Maria Montessori


da Maria Montessori, Educazione alla libertà, a cura di M. Luisa Leccese Pinna, Edizioni Laterna 1986

giovedì 3 agosto 2017

Uno stile di vita sobrio

     


Il cosmo è stato affidato alle mani attive dell’uomo e della donna e siamo invitati a prenderci cura di esso, inserendo pagine di giustizia e di pace, camminando secondo il nostro progetto d’amore.

     Una riflessione più personale va però anche fatta: cosa facciamo di ciò che abbiamo ricevuto, sia una parte della natura che  una costruzione umana? E, tanto importante quanto la precedente domanda, quale eredità lascio a coloro che mi seguono nel cammino della vita?  Sono cosciente di ciò?

     Purtroppo, quello che vediamo intorno a noi sono molte ferite inflitte su persone spesso indifese e sull’ambiente naturale. Questo per l’indifferenza di molti e per l’egoismo e la voracità di chi sfrutta le grandi ricchezze dell’ambiente solo in funzione dei propri interessi e in detrimento del bene comune.

     Occorre sentire ancora che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità nei confronti degli altri e del mondo. Quanto vale la pena essere buoni e onesti?  In quale misura, e con quale incidenza sociale? Dov’è ancorata la nostra speranza? Quali esperienze positive ho fatto a questo riguardo?

     Cogliamo i momenti liberi e le occasioni in cui,  durante la giornata, possiamo rivolgere lo sguardo verso la profondità del cielo, la maestosità delle cime o l’immensità del mare, o persino verso l’erba che nasce ai margini dei sentieri.

     Dobbiamo saper scegliere per noi e per le nostre famiglie uno stile di vita sobrio, rispettoso delle esigenze dell’ambiente e consone alle necessità degli altri, per arricchirci di amore. Condividiamo i beni della terra e del lavoro con i fratelli più poveri e testimoniamo la pienezza di vita e di gioia essendo portatori di tenerezza, benevolenza e riconciliazione nel nostro ambiente. 




      El cosmos ha sido confiado a las manos activas del hombre y de la mujer y estamos invitados a cuidarlo agregando páginas de justicia y de paz, caminando según nuestro proyecto de amor.

     Cabe la reflexión más personal: ¿qué hacemos con lo que he recibido, sea naturaleza, sea construcción humana? Y, tan importante como lo anterior, ¿qué legado dejo a quienes me siguen en el camino de la vida? ¿Soy consciente de esto último?

     Lamentablemente, lo que vemos a nuestro alrededor son las muchas heridas infligidas a personas a menudo indefensas y al ambiente natural. Esto por la indiferencia de muchos y por el egoísmo y la voracidad de quien explota las grandes riquezas del ambiente sólo en función de sus propios intereses y en desmedro del bien común.

     Hace falta volver a sentir que nos necesitamos unos a otros, que tenemos una responsabilidad por los demás y por el mundo. ¿Cuánto vale la pena ser buenos y honestos? ¿Con qué medida, que incidencia social? ¿Dónde tenemos anclada nuestra esperanza? ¿Qué experiencias positivas tengo al respecto?

     Aprovechemos entonces los momentos libres y las ocasiones en que durante el día podamos dirigir la mirada hacia la profundidad del cielo, la majestuosidad de las cimas o la inmensidad del mar, o incluso a la hierba que nace al borde de los caminos.


     Sepamos elegir para nosotros y nuestras familias un estilo de vida sobrio, respetuoso de las exigencias del ambiente y acorde a las necesidades de los demás, para enriquecernos de amor. Compartamos los bienes de la tierra y del trabajo con los hermanos más pobres y demos testimonio de la plenitud de vida y alegría siendo portadores de ternura, benevolencia y reconciliación en nuestro ambiente.

Cladio Larrique


venerdì 7 luglio 2017

Maria Montessori: L'uomo può esere migliorato

Maria Montessori (1870-1952)

Se non avessi avuto la certezza che l’uomo può essere migliorato, non avrei avuto la forza di lottare per cinquant’anni, più volte ricominciando l’opera che da altri mi era stata distrutta. Non avrei la forza, alla mia età, di continuare a girare il mondo, predicando questa verità. 

Maria Montessori

da Maria Montessori, Educazione alla libertà, a cura di M. Luisa Leccese Pinna Edizioni Laterna 1986

lunedì 3 luglio 2017

Alda Merini: La semplicità

Alda Merini (1931.2009)
"La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri... E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercé di chi ci sta di fronte. Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto. Io amo la semplicità che si accompagna con l'umiltà. Mi piacciono i barboni. Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l'anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c'è verità, lì c'è dolcezza, lì c'è sensibilità, lì c'è ancora amore."

Alda Merini

martedì 27 giugno 2017

Don Milani: La scuola di Barbiana

Barbiana 1958: Dialogo in aula, il ragazzo sulla destra è Michele Gesualdi

La scuola di Barbiana: una scuola che si impone, fin dai primi passi, con l'attraente novità di rompere i vecchi schemi e tenere insieme seduti allo stesso tavolo, credenti e non credenti, militanti di partiti e sindacati diversi, uniti dalla voglia del sapere e dal desiderio di riscatto sociale. Fatto sconvolgente per un epoca in cui si elargivano distintivi da mettere all'occhiello per marcare le differenze...
Un giorno un ragazzo di solida famiglia cattolica criticò don Lorenzo Milani dicendogli: "Ma lei insegna anche a chi è comunista e dichiarato nemico della Chiesa. Lui rispose: "Io insegno il bene e ad essere una persona migliore, se poi continuerà ad essere comunista, sarà un comunista migliore".
All'accusa di aver diviso il popolo, replicava: "Io non l'ho diviso, ma l'ho trovato già diviso. Ho soltanto scelto da che parte stare, mi sono schierato dalla parte dei poveri".
La sua è una scuola che forma i giovani ad una coscienza critica, indicando obiettivi nobili per cui impegnarsi. Così i giovani operai e contadini di ogni provenienza ideologica, in modo crescente riempiono la canonica e la chiesa...
Barbiana in effetti era molto di più di una scuola, era un vivere in comune. Una piccola comunità di uguali, dove ognuno sapeva tutto di tutti. Non c’erano segreti. 
Don Lorenzo parlava a noi di tutto. Quando andava fuori portava sempre con sé un ragazzo e quando tornava stava ore a raccontare cosa aveva fatto, dove era stato, chi aveva incontrato. Se c'era qualche problema in una  famiglia del popolo, quel problema era di tutti e spesso si trovava la soluzione parlandone insieme.
Era una scuola che aveva al centro del suo interesse sempre il ragazzo, i suoi bisogni, l’intreccio tra la teoria, l’agire e la vita vissuta. Mai nessuno andava avanti rispetto agli altri. Si doveva camminare insieme. Se uno rimaneva indietro veniva preso per mano e portato al livello degli altri e solo allora la scuola riprendeva il suo cammino. Era una scuola che apriva i ragazzi verso il mondo, sempre indicando alti obiettivi.

Michele Gesualdi

da Michele Gesualdi, Don Lorenzo Milani, L'esilio di Barbiana, San Paolo Editore


lunedì 26 giugno 2017

Un cuore aperto e semplice







     Afligidos y agobiados: estas palabras sugieren la imagen de personas -hombres y mujeres, jóvenes, niños y ancianos- que de alguna manera cargan pesos a lo largo del camino de la vida y esperan que llegue el día en que puedan liberarse.

   Quién muestra una atención particular hacia las personas, simples, pobres, con poca instrucción, incapaces de conocer y respetar todas las complejas situaciones de nuestro tiempo, muy a menudo imposible de sostener? Quién atiende a todos los excluidos de la sociedad y considerados nada? A los que se sienten agobiados y que anhelan una vida mejor?

     Se evidencia la necesidad de ser amados sin condición, logrando una "buena vida". Pero para amar y ser amados, hay que hacer lugar en nosotros al Amor, dar espacio al otro en nuestra vida, más allá de nosotros mismos y de ese modo, establecer  relaciones personales centradas en la búsqueda del Bien Común. Un compromiso cotidiano, sosteniendo el esfuerzo.

     Para esto, debemos ser próximos, conocer al otro, entenderlo desde su realidad, aceptándole tal cual es, sin intentar modificarle para que se adapte a una u otra visión de la vida, asumiendo su aflicción como nuestra tarea, para aliviarle, para hacerle capaz de decidir y actuar en uso de su libertad, sin condicionamientos, aceptando también su ayuda para ser liberados en nuestra  propia aflicción. Con un corazón abierto y simple.

     Así escribía Chiara Lubich: “… El amor no es mero sentimentalismo sino que se traduce en vida concreta, en el servicio a los hermanos, especialmente para con quienes están cerca, comenzando por las pequeñas cosas, por el servicio a los más humildes". Charles de Foucauld, nos recuerda: “Cuando se ama a alguien se está en él con el amor, se vive en él con el amor, no se vive ya en uno mismo sino fuera”.
El libre pensador Mahatma Gandhi, decía "El Amor es la fuerza del humilde pero la más poderosa de la cual dispone el mundo".

     La invitación: descubrir en esta ley del Amor, no una carga sino las alas que  necesitamos para volar alto. Probá y verás. ¡Funciona! Y luego comunícalo a quien te entienda, a quién también haya probado…



     Afflitti e abbattuti: queste parole suggeriscono l’immagine di persone – uomini e donne, giovani, bambini e anziani – che in qualche modo caricano pesi lungo il cammino della vita e aspettano che arrivi il giorno in cui possano liberarsene.

     Chi ha un’attenzione particolare verso queste persone, semplici, povere, con poca istruzione, incapaci di conoscere e rispettare tutte le complesse situazioni del nostro tempo, molto spesso impossibili da reggere?  Chi si prende cura di tutti gli esclusi della società e di coloro che vengono considerati nulla?  Di coloro che si sentono abbattuti e agognano una vita migliore?

     Viene in evidenza il bisogno di essere amati senza condizione, di riuscire ad avere una “buona vita”. Ma per amare ed essere amati, bisogna fare spazio  all’Amore in noi, fare spazio all’altro nella nostra vita, al di là di noi stessi, e in questo modo stabilire rapporti personali centrati nella ricerca del Bene Comune.  Un impegno quotidiano, senza mollare nello sforzo.

     Per ottenere ciò, bisogna essere prossimi, conoscere l’altro, comprenderlo dalla sua realtà, accettandolo così com’è, senza cercare di modificarlo affinché si addatti all’una o all’altra visione della vita, assumendo la sua afflizione come compito nostro, per sollevarlo, per farlo capace di decidere e di usare la sua libertà, senza condizioni, accettando pure il suo aiuto per essere liberati dalla nostra afflizione. Con un cuore aperto e semplice.

     Così scriveva Chiara Lubich: “… L’amore non è mero sentimentalismo, ma si traduce in vera vita concreta, al servizio dei fratelli, specie verso coloro che ci sono vicini, cominciando dalle piccole cose, dal servizio ai più umili".
     Charles de Foucauld ci ricordava: “Quando si ama qualcuno si è con lui nell’amore, si vive in lui con l’amore, non si vive già in sé stessi ma fuori di sé”.
     Il libero pensatore Mahatma Gandhi, diceva "L’amore è la forza dell’umile ma la più potente che il mondo abbia a disposizione".

     Un invito: scoprire in questa legge dell’Amore non un peso ma le ali di cui abbiamo bisogno per volare alto.  Prova e vedrai.  Funziona! E poi comunicalo a chi ti capirà, a chi lne ha fatto già esperienza…

Claudio Larrique

martedì 13 giugno 2017

Gheranrdo Colombo: Impegno nel campo educativo

Gherardo Colombo
Io mi sono dimesso dalla magistratura perché credo sia fondamentale impegnarsi moltissimo nell’educazione, per ottenere una drastica, anche se non immediata, diminuzione della trasgressità.
Credo che l’impegno prioritario stia nel campo educativo, il quale deve avere necessariamente come riferimento forte il riconoscimento della dignità dell’essere umano, che sta alla base della Costituzione italiana.


Gherardo Colombo

giovedì 8 giugno 2017

Ignazio Silone: Il padre offre da mangiare e bere a tutti

Ignazio Silone (1900-1978)

Il padre si sedette a capo del tavolo, assieme agli altri uomini. Arrivarono dei parenti di un paese vicino, arrivarono dei ragazzi, arrivarono delle donne.

Il padre offrì da bere e da mangiare a tutti, seduti intorno a lui. Versò il vino e disse: “Bevete”. Ruppe il pane e disse: “Mangiate”.

E’ mio figlio - egli disse - che mi ha aiutato a seminare, a sarchiare,
a mietere, a trebbiare, a macinare il grano di cui è fatto questo pane.
Prendete e mangiate, questo è il suo pane”.

Arrivarono altri. Il padre versò da bere e disse: E’ mio figlio che mi ha aiutato a potare, inzolfare, sarchiare, vendemmiare la vigna dalla quale viene questo vino. Bevete, questo è il suo vino”.

Gli uomini mangiavano e bevevano E c’era chi bagnava il pane nel vino.

Il pane è fatto da molti chicchi di grano. Perciò esso significa unità. Il vino è fatto da molti acini d’uva, e anch’esso significa unità. Unità di cose simili, uguali, utili. Quindi anche verità e fraternità,
sono cose che stanno bene insieme”.

Per fare il pane ci vogliono nove mesi” disse il padre. A novembre il grano è seminato, a luglio mietuto e trebbiato”. Il vecchio contò i mesi: “Novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio. Fanno giusto nove mesi.
Per maturare l’uva ci vogliono anche nove mesi, da marzo a novembre”. Egli contò i mesi: “Marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre e novembre. Anch’essi fanno nove mesi”.
Nove mesi?” domandò la madre. Non ci aveva mai pensato. Ci vuole lo stesso tempo per fare un uomo.

Ignazio Silone

          Da “Vino e Pane”