sabato 17 febbraio 2018

Fondamentale in ogni relazione la pazienza

Massimiliano Varresee Valentina Melis
Essere pazienti non significa lasciare che ci maltrattino continuamente, o tollerare aggressioni  fisiche, o permettere che ci trattino come oggetti.
Il problema si pone quando pretendiamo che le relazioni siano idilliache o che le persone siano perfette, o quando ci collochiamo al centro ed aspettiamo unicamente che si faccia la nostra volontà.
Allora tutto ci spazientisce, tutto ci porta a reagire con aggressività.
Se non coltiviamo la pazienza, avremo sempre delle scuse per rispondere con ira, e alla fine diventeremo persone che non sanno convivere, antisociali incapaci di dominare gli impulsi, e la famiglia si trasformerà in un campo di battaglia.

Questa pazienza si rafforza quando riconosco che anche l’altro possiede il diritto a vivere su questa terra  insieme a me, così com’è.
Non importa se è un fastidio per me, se altera i miei piani, se mi molesta col suo modo di essere o con le sue idee, se non è in tutto come mi aspettavo.
L’amore comporta sempre  un senso di profonda compassione, che porta ad accettare l’altro come parte di questo mondo, anche quando agisce in modo diverso da quello che io avrei desiderato.
Papa Francesco

Da “Amoris laetitia”

Timofej Andrjashenko: Deteminazione e autenticità

Timofej Andrijashenko e Nicoletta Manni in La dame aux camélias 
Timofej Andrijashenko  Nato a Riga in Lettonia Dopo aver praticato Karatè a 9 anni i genitori lo scrivono ad una scuola di danza classica. A quattordici anni entra a far parte del Russian Ballet Colleg di Genova. Oggi lavora alla Scala ed è considerato a soli 22 anni una dei più bravi artisti della danza classica a livello mondiale. A chi gli chiede quale è il segreto del suo successo, non esita a rispondere: "Determinazione, tenacia, pazienza, rispetto per tutti, capacità di smorzare i conflitti ma soprattutto non avere maschere ed essere sempre fedeli a se stessi." Dopo aver danzato alla Scala come protagonista nella Bella Addormentata e in Romeo e Giulietta  in gennaio ha avuto un grande successo  con La dame aux camélias  con Nicoletta Manni.


sabato 10 febbraio 2018

Luigi Sturzo: Non sarà un uomo a salvare l'Italia

Luigi Sturzo (1871-1959)
Manifesterò sempre con trasparenza il mio pensiero, anche a costo di urtare amici e avversari; non cesserò di cooperare con altri alla soluzione (se soluzione potrà aversi) dei problemi più urgenti e più importanti. Ma nessuno creda che le sorti del nostro paese potranno cambiare da un giorno all’altro; e che ci siano uomini che abbiano tali facoltà da farci superare le attuali crisi a breve scadenza e con prospettive vantaggiose.
Non l’uomo ma gli uomini occorrono all’Italia (come occorrono agli altri paesi). Questi uomini siamo tutti noi, ciascuno nel suo piccolo; ciascuno con la sua volontà di lavorare per il bene degli altri; ciascuno rispondendo all’appello della propria coscienza e cooperando con gli altri con attività e sacrificio.
Luigi Sturzo


Da Igino Giordani-Luigi Sturzo, Un ponte tra due generazioni, (Carteggio 1924-1958) Laterza 1987


domenica 4 febbraio 2018

Aboliamo il nemico per salvare la politica






Quante volte abbiamo sentito parlare di superare la categoria del nemico? E da quanto tempo parliamo della crisi di una politica, anzi dello spazio politico, come luogo strutturato in termini di affermazioni e relazione piuttosto che di negazione e contrarietà?
Se il politico si avvita  nella sua ennesima spirale autodistruttiva, una spiegazione – e una possibile strada alternativa – va trovata nella tendenza della filosofia occidentale a stabilite l’affermazione di ciò che è per via negativa, tramite procedure che vanno dall’esclusione all’annientamento, e quindi iniettando nel positivo un virus che finisce inevitabilmente per rivoltarglisi contro.  Perché il politico che nasce dalla negazione per affermarsi introietta in sé la logica negativa che lo ha posto in essere…
Da Aristotele ad oggi l’affermativo si ricava soltanto per negazione, perdendo così in forza e dinamicità…Per Carl Schmitt la categoria dell’avversario è fondamentale, ma oggi andrebbe superata.

Marco Bracconi

Marco Bracconi, Aboliamo il nemico per salvare la politica, La Repubblica,29 gennaio 2018


domenica 7 gennaio 2018

Joe Wright: Ogni uomo combatte una propria battaglia interiore

il regista Joe Wright


Riportiano un pensiero del regista  Joe Wright  di cui il 18 gennaio  uscirà il film  su Churchill: L'ora più buia

"Nella mia professione di regista ho scoperto che è fondamentale correre dei rischi, altrimenti non progrediremo mai. Quel che conta per me è il percorso, il viaggio alla scoperta di me stesso che mi mette in contatto con gli altri passeggeri di questo strano pianeta...Ho pure scoperto che so  provare empatia, una cosa non scontata, e che ciascuno combatte una battaglia interiore di cui non siamo a conoscenza. Ecco perché non dobbiamo mai dimenticare di essere gentili. Mi affascina capire il modo in cui le persone si mettono in relazione e, il più delle volte, falliscono nel tentativo di cercare una connessione umana. Il mio compito come artista è di ispirare il pubblico ad aprirsi agli altri, a capire i punti di vista di chi è diverso da noi. Quando succede non c'è soddisfazione maggiore."
Joe Wright


 da Lorenzo Ormando Ma quanto è umano Churchill- Il Venerdì di Repubblica 22 dicembre 2017


venerdì 29 dicembre 2017

Antoine Compagnon: Perché leggere?

Antoine Compagnon

Per me la letteratura, o la lettura,  è innanzitutto evasione, piacere, esplorazione di nuovi mondi ai quali, per quanto si possa viaggiare, non si avrebbe accesso. Quello letterario è un testo in cui non ci si sente immediatamente a casa, a cui ci si deve abituare poco a poco, fin quando non diventa familiare. Ma è anche un testo che, ogni volta che lo si riapre, comunica un sentimento di spaesamento perché si vene colpiti da altri paesaggi e si scoprono nuovi percorsi. Sì, per me i grandi libri sono degli spazi, dei mondi di cui ricominciamo ad ogni lettura a studiare la geografia o, più precisamente, la “geometria”. Perché leggere? Per vivere meglio, per amare meglio e, senza dubbio, per morire meglio.

Antoine Compagnon

da  Benedetta Craveri, Cara  modernità, quanto ti odio, Il Venerdì di Repubblica  22 dicembre 2017

mercoledì 6 dicembre 2017

“Answer”

            

 
Chiara Lubich con i ragazzi

      Many times in our lifetime, we receive like a warning, like a call to serve and love others. And we need to trust and give ourselves totally to a yet unknown project. With our generous and total acceptance we place ourselves at the service of Love to all people and thus we become an example or model of a luminous adhesion.
      Therefore, the secret is to answer.
      When meditating on these situations, Chiara Lubich wrote: "To realize the designs of Love you only need people who surrender with full humility and with an open availability leaving space for creative activity".
      We can also discover the presence of Love in our lives and listen to that "inner voice" that invites us to make history, here and now, a fragment of his design. Our fragility and our insufficiency could block us. Let us make eternal wisdom our own: "There is nothing impossible for Love" and let us trust more in its power than in our strengths.
      We can also discover the presence of Love in our lives and listen to that "inner voice" that invites us to realize in history, here and now, a fragment of its plan.
      We can also discover the presence of Love in our lives and listen to that "inner voice" that invites us to realize in history, here and now, a fragment of its plan.   It is an experience that frees us from the conditions and the presumption of sufficiency and allows us to bring out our best energies and resources that we did not believe we had and, finally, makes us capable of loving.
      A couple told us: "Since we got married, we decided to open our house to the relatives of children who were in hospital in the city. A hundred families passed through our home and we always try to accompany them. Many times we got economical help. We recently received an amount of money and we thought about saving it, it will surely be useful for some family. Effectively, soon after another family arrived. It is like a game of love to which we should be compliant”. 
      Therefore, the secret is to answer.
      Indeed, with our response, putting love into practice, moment after moment, we will see change the world around us and through the streets of our modern cities, working in the office, at school, in different environments, in the midst of everybody. Indeed, with our response, putting love into practice, moment after moment, we will see change the world around us and through the streets of our modern cities, working in the office, at school, in different environments, in the midst of everybody.
      In this period before Christmas, let's try to be more face to face with Love, let's try to recognize their voice in our conscience, being sensitive to the needs of our brothers and sisters to contribute to making human life a family, sowing peace to around us and making joy grow in the heart.

Claudio Larrique


In attesa del Natale



Natale: bambini di ogni età e di ogni famiglia del villaggio globale, uniamoci! Noi, però, vogliamo unirci davvero, non per conquistare il potere ma per lasciarlo agli altri, non per dominare e possedere il mondo, ma per regalarlo.
L’unica cosa che ci preme è un Natale da vivere a modo nostro, che è poi il modo di chi l'ha ideato.Tutti insieme siamo tanti, siamo forti, siamo pronti, non a vincere o morire, ma a perdere tutto ciò che agli altri interessa tanto: soldi, potere, successo. Vi lasciamo tutto, purché ci lasciate le cose sacre e non ne facciate mercato.
Abbiamo un leader che non teme confronti. Abita all'ultimo piano, (in cielo) è vero, ma un giorno - il primo giorno della sua vita - ha alloggiato in una stalla. É nato praticamente per strada e ha rischiato la pelle fin dalla prima in­fanzia.
Appena nato, è stato subito fuggitivo, profugo, emigrante sulle rive del Nilo. Sua madre, poveretta, ne ha passate di cotte e di crude per difendere quel figlio -col cuore a pezzi, anche senza capire- ma continua a ripe­tere a tutti: Fate quello che vi dirà.
Poi se n'è andato in giro per il mon­do a predicare la Buona Novella (la liberazione dei poveri). Quando parla, pochi capiscono, altri scuotono il capo e dicono: Ma non è il figlio del fa­legname?...
Se gli chiedete come trattare i nemici, vi dice: Ama­teli. Se volete un consiglio per fare fortuna, è capace di rispondere: Vendi tutto quello che hai, il ricavato dallo ai po­veri, poi prendi la croce e seguimi. Una cosa da far inorridire i consulenti finanziari di tutte le banche del mondo.
E poi « seguimi » dove? Non è ancora chiaro. Se glie­lo chiedi, guarda in alto e accenna a qualcosa di azzurro che chiama regno dei cieli. Che si tratti di un viaggio in aereo? Chissà...
Niente da fare, assicura; dopo tutto questo (SEGUIMI) diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Ma allora...
Tranquilli, con un programma così non ci fermerà nessuno, perché non ci aspettiamo niente e per questo avremo tutto. Tutto cosa? Tutto quello che ci preme, naturalmente: la coscienza pulita, il cuore in alto, la gioia di esistere e... una fama da so­gnatori.
A Natale non riceveremo regali, dividendi o gratifiche, ma vedremo le stelle sopra le luminarie e avremo la sensazione che il Bambino ci saluti dal prese­pe (quello di casa, non della TV), muovendo la mani­na, appena appena, nella sua culla di paglia.
Che altro possiamo desiderare? Addobbi, veglioni, saldi di fine stagione? No, grazie! Anzi, facciamo così, ai potenti diremo questo: a Natale tenetevi tutto, ma lasciateci sognare.
Però, sentirsi più buoni non basta, se il mondo intorno a noi ha il ruggito del leone e il sibilo del serpente. C'è bi­sogno, invece, di risposte o almeno di un'eco ai nostri buoni propositi, non per consolarci e acquietare la coscienza nella breve pausa natalizia e poi via come prima, peggio di prima.
Se tutti, o molti, sognano la stessa cosa, il desi­derio si avvera. I sogni che muoiono all'alba sono quelli concepiti in solitudine e dimenticati durante il giorno per mancanza di fatti, di concretezza, di coerenza, di condivisione.
La regola migliore, che gli acrobati conoscono a memoria, è quella di guardare in alto, puntare in alto. Guai ad abbassare gli occhi sulle cose sottostanti. Tanto più che bene e male sono già dentro di noi, ed è così difficile stare in equili­brio sul nostro stesso cuore.
Il messaggio è comunque un annuncio positivo: il bene è possibile, la speranza è certa.
Se “il Verbo sì è fatto carne ed è venuto a stare con noi” (ecco il
vero racconto di Natale), vuol dire
che vale la pena vivere come ci ha insegnato, ed anche se il mondo intorno a noi ha il ruggito del leone e il sibilo del serpente, è possibile sopravvivere serenamente e con contentezza. Basta seguire la luce come i pastori o guardare le stelle come i magi. Sognatori anch'essi, sempliciotti; come noi, del resto.
Dunque, cari ragazzi dai nove ai novant'anni, amanti della lettura e delle cose semplici e buone, siamo in ottima compagnia.

a cura di Giuseppe Gamberini

da Natale con in grandi scrittori europei, Introduzione di Giuseppe Gamberini Ed. Paoline

giovedì 30 novembre 2017

Michael Haneke: a proposito del suo film "Happy end"

Una scena del film Happy end
A proposito del suo ultimo film "Happy end" il regista Michael Haneke così dice nell'intervista  concessa a Arianna Finds:

Non volevo fare un film sull'immigrazione...piuttosto sul nostro autismo. La verità è che sono preoccupato per tutto quello che succede e dovremmo esserlo tutti. Il mio è un film sull'ignoranza verso la sofferenza dei migranti. Non posso raccontare i migranti, non ho vissuto le loro vite, non conosco le loro esperienze. Ma racconto di noi. Di come siamo tutti occupati a guardare il nostro giardino e i nostri vicini e tutto il resto semplicemente lo buttiamo. Sto parlando anche di me, per questo ho fatto una farsa. Non abbiamo nemmeno la dignità di raccontarci in un dramma. Il dramma è fuori, nella vita reale, è quel che sta succedendo ad altri.


da Arianna Finds, Intervista a Haneke, La Repubblica 28-11-2017

mercoledì 8 novembre 2017

“Se tornar servidor dos outros”




     


 









Em todos os tempos, como acontece também hoje, é fácil enunciar discursos moralistas e depois não viver com coerência, mas sim procurando os postos de prestígio no contexto social , o jeito para se destacar e se servir dos outros para obter avantagens pessoais. É para poucos Mestres anunciar a novidade de um estilo de vida novo, verdadeiro e que va “contra-corrente” respeito à mentalidade da maioria: “Que o maior no meio de vocês se torne servidor dos outros”.

      Em un encontro con pessoas que queriam descobrir este singular paradigma, Chiara Lubich indicava como todos , por sermos  irmãos uns dos outros, estamos chamados a construirmos a fraternidade universal. “Qual e o jeito melhor para servir? Tornarmos um com cada pessoa que encontramos, considerando como próprios os seus sentimentos, enfrentá-los como se fossem nossos. Quer dizer, nao vivermos dobrados sobre nós mas procurando carregarmos os pesos e compartilharmos as alegrías dos outros”.

      Esta è a novidade: amar a todos porque todos somos irmãos. Descobre-se assim que o irmão a quem amamos concretamente è cada uma de esas pessoas que encontramos em nosso dia a dia. È o papai, a sogra, o filho caçula e o outro rebelde; è o prisioneiro, aquele que pede uma esmola, è o deficiente; o chefe do escritorio, a faxineira; aquele que compartilha as nossas idéias políticas e quele que não o faz, aquele que pertence à nostra fede e cultura assim como também o estrangeiro.

      Amar o irmão è servi-lo, já que aquele que queira ser o maior entre todos “deve se tornar servidor dos outros”.

      Todas as nossas capacidades e qualidades positivas, tudo aquilo que poderia fazermos sentir ”grandes” constitui uma oportunidade de serviço imperdível: a experiencia no trabalho, a sensibilidade artistica, a cultura, também poder sorrir e fazer sorrir, o tempo dedicado à escuta de quem está em situacão de dúvida ou de dor; as energías da juventude e a força da meditacão quando a aptidão física se reduz.

      Que o maior no meio de vocês se torne servidor dos outros.


      E este amor, desinteressado, tarde ou cedo acende no coracão do irmão o mesmo desejo de compartilhar,  renovando os relacionamentos na familia, no bairro, no ambiente de trabalho e de recreio e pondo as bases para uma nova sociedade.

Claudio Larrique

mercoledì 25 ottobre 2017

Prendersi cura di chi soffre



«Se volete onorare il corpo di Cristo, non disdegnatelo quando è nudo; non onorate il Cristo eucaristico con paramenti di seta, mentre fuori del tempio trascurate quest’altro Cristo che è afflitto dal freddo e dalla nudità» (Hom. In Matthaeum , 50, 3: PG 58).”

San Giovanni Crisostomo

martedì 24 ottobre 2017

Papa Francesco: "NON GUARDARE DAL BALCONE"

Papa Francesco

 
Non si possono  risolvere in un baleno tutte le questioni. Per rendersene conto basta provare ad agire di persona invece di limitarsi a osservare e criticare dal balcone l’operato degli altri. E questo è un difetto, quando le critiche non sono costruttive. Se il politico sbaglia, vai a dirglielo; e ci sono tanti modi di dirlo: “Ma, credo che questo sarebbe meglio così, così…”. Attraverso la stampa, la radio… Ma dirlo costruttivamente. E non guardare dal balcone, osservarlo dal balcone aspettando che lui fallisca. No, questo non costruisce la civiltà. Trovare la forza di assumersi le responsabilità che ci competono, comprendendo al tempo stesso che, pur con l’aiuto di Dio e la collaborazione degli uomini, accadrà comunque di commettere degli sbagli. Tutti sbagliamo. “Scusatemi, ho sbagliato. Riprendo la strada giusta e vado avanti”.
Papa Francesco

Cesena, 1 ottobre 2017

lunedì 23 ottobre 2017

Elizabeth Goudge: La vita ha un grande valore

Elizabeth Goudege (1990.1984)
Qualunque cosa viva, uomo, albero o uccello, dovrebbe essere toccata con garbo, perché la vita ha un grande valore.

Il nostro pensiero, qualunque esso sia deve sfiorare l’anima dell’altro come un delicato fruscio di ali


La coscienza dell’unità della famiglia umana rende denso ogni momento di vita  e più leggeri i nostri cuori.

Elizabeth Goudge

da Elizabeth Goudge, Il delfino verde, Bompiani

martedì 26 settembre 2017

Una scuola che educa alla solidarietà

Assemblea di studenti di un Istituto Superiore
Ho sempre messo in crisi la mia esperienza di educatore quando mi sono accorto che essa non produceva nei ragazzi un'apertura verso l'altro. Ho buttato all'aria il solito programma, ne abbiamo parlato insieme, ho poi proposto una riflessione comune, un lavoro a casa da realizzare in piccoli gruppi, facendo capire loro che c'è una diversità tra persona e persona e che le valutazioni che il docente è chiamato a fare non vanno confrontate tra loro e che nella formazione non deve esserci competitività.
Solo quando gli studenti hanno cominciato a vivere così, ho visto scoparire in loro certe forti tensioni che producevano fratture e continui litigi e l'io ha cominciato a trovare la sua vera dimensione.


da Pasquale Lubrano, la formazione dell'uomo al valore della solidarietà, Atti del Convegno: In dialogo per la solidarietà" Città Noova 1999

martedì 19 settembre 2017

L'infanzia determina il nostro futuro

Il regista Andrej Tarkovskij
“La felicità è legata alla mia infanzia. Ricordo gli anni in cui vissi con la mamma in una fattoria vicino a Mosca, un periodo di intensa felicità, ero un bambino. Abitavamo nel bosco, sentivo la natura, ero completamente felice. In seguito non ho sentito più niente di simile. Allora si fissarono le impressioni che hanno preso corpo in me molto più tardi. L’infanzia determina tutto il nostro futuro, specialmente se il futuro sarà legato all’attività creativa.”

Andrej Tarkovskij